Come l'analisi video sta democratizzando il calcio di base italiano
Frederik Hvillum
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Scopri come l'analisi video sta trasformando il calcio di base italiano. Daniele Bortolotti dell'AIAC racconta come la democratizzazione della tecnologia video permette agli allenatori di tutti i livelli di migliorare la formazione dei giocatori, ridurre le distanze geografiche e rendere il talento visibile in ogni territorio. Da strumento riservato ai professionisti a elemento essenziale per lo sviluppo consapevole del calcio giovanile.
Daniele Bortolotti ha trascorso quasi quattro decenni nel calcio italiano, ma i cambiamenti a cui ha assistito negli ultimi cinque anni sono stati diversi da tutto ciò che è venuto prima. Come responsabile dell'area multimediale per l'AIAC, l'associazione nazionale degli allenatori di calcio italiani, ha visto l'analisi video trasformarsi da lusso riservato ai professionisti a strumento essenziale per gli allenatori di ogni livello.
"Quando ho iniziato quasi 40 anni fa, non avrei nemmeno potuto immaginare ciò che abbiamo oggi," dice Bortolotti. Il cambiamento va ben oltre la nuova tecnologia. Sta modificando il modo in cui gli allenatori lavorano, come i giocatori imparano e come il talento viene scoperto in tutto il vasto panorama del calcio di base italiano.
Il ruolo di Bortolotti all'AIAC si è evoluto considerevolmente da quando è entrato come consulente informatico nel 2015. Oggi supervisiona la produzione video per i corsi di formazione degli allenatori, gestisce le trasmissioni in streaming, crea parte dei contenuti per il portale MyAIAC e collabora nell'amministrazione dei corsi. È responsabile della programmazione di alcuni portali dell'associazione e svolge il ruolo di postmaster per le comunicazioni ufficiali dell'AIAC. "Definire con precisione il mio ruolo attuale non è semplice, perché nel tempo si è evoluto e ampliato," spiega. "In linea generale seguo l'area multimediale."
Per il calcio italiano, l'AIAC rappresenta la struttura che tutela, forma e incarna la cultura dell'allenare. Per gli allenatori del calcio di base in particolare, è il punto di riferimento che dà dignità, competenza e protezione a quello che è spesso un ruolo educativo invisibile ma decisivo. Questa prospettiva offre a Bortolotti un punto di osservazione unico su come la tecnologia video sta ridefinendo il calcio italiano dalla base.
Quando gli viene chiesto cosa lo ha portato personalmente a dedicarsi alla crescita degli allenatori e dei giovani calciatori, la sua risposta è diretta. "Mi ha guidato la convinzione che la qualità del calcio nasca dalla formazione degli allenatori e dalla cura dei più giovani. Investire su competenze, metodo ed educazione significa costruire calciatori migliori, persone migliori, e quindi un calcio più sano e duraturo."
Le vecchie barriere
Cinque o sei anni fa, l'analisi video era complicata e spesso inaccessibile per la maggior parte degli allenatori di base. "Per molti allenatori di dilettanti e settore giovanile il video era uno strumento 'da professionisti': costoso, tecnico, poco supportato," ricorda Bortolotti. "Mancavano formazione, piattaforme semplici e tempo. Chi lo usava lo faceva più per passione che per reale possibilità operativa."
La barriera principale non era solo il costo o il tempo, anche se entrambi rappresentavano ostacoli. "Il limite principale era la combinazione di tutto questo, ma soprattutto le competenze," dice. "Senza formazione e supporto il video restava qualcosa di lontano, difficile da usare in modo davvero utile nel lavoro quotidiano."
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Questa situazione creava un campo di gioco diseguale in cui solo certi club e allenatori potevano accedere ai benefici dell'analisi video. Giocatori talentuosi in società di provincia spesso passavano inosservati semplicemente perché le loro partite non venivano registrate e analizzate. Gli allenatori lavoravano principalmente su istinto e memoria, incapaci di rivedere momenti chiave o tracciare lo sviluppo dei giocatori nel tempo.
Un cambiamento verso la consapevolezza
La trasformazione che Bortolotti descrive non riguarda solo la tecnologia che diventa più economica o più facile da usare. Riguarda ciò che accade quando le barriere cadono e più persone possono partecipare a una pratica che prima era riservata a pochi eletti.
"Quando una squadra può rivedersi con qualità 'da pro', non hai più alibi," dice. "Ti vedi, ti riconosci e capisci cosa migliorare. L'allenatore insegna meglio, i giocatori apprendono di più e l'errore diventa uno strumento di crescita, non una colpa."
Questo cambiamento si estende oltre le singole squadre. Bortolotti vede un impatto reale sull'equilibrio competitivo nelle competizioni giovanili e dilettantistiche. "Quando un allenatore sa leggere gli errori, individuare le problematiche della propria squadra e riconoscere punti di forza e debolezze dell'avversario, il lavoro diventa più semplice ed efficace. Gli strumenti aiutano questa lettura e chi li sa usare è chiaramente avvantaggiato, perché prende decisioni migliori e più rapide."
Dalla sua posizione all'AIAC, Bortolotti ha osservato numerosi esempi di club e tecnici che hanno fatto un salto di qualità nel lavoro quotidiano grazie al video. "Non tanto grandi 'casi studio', quanto tanti esempi concreti di tecnici e club di provincia che, grazie al video, hanno iniziato a leggere meglio il proprio lavoro: allenamenti più mirati, correzioni più chiare, preparazione delle partite più consapevole."
Il punto cruciale, sottolinea, non riguarda l'avere più tecnologia. "Quando gli strumenti diventano alla portata di tutti, la differenza non la fa il budget, ma la capacità dell'allenatore di osservare, capire e intervenire. Ed è lì che molti hanno fatto un vero salto di qualità nel quotidiano."
Trasformare lo sviluppo dei giocatori
L'evoluzione culturale nell'allenamento del calcio di base italiano sta diventando più consapevole e formativa. "Nel calcio di base si sta passando dall'allenare 'a sensazione' a un lavoro più attento a metodo, osservazione e sviluppo del bambino," spiega Bortolotti. "Meno urgenza di vincere subito, più attenzione a come si cresce: tempi, errori, relazioni. È un'evoluzione lenta, ma reale."
Il video è diventato un linguaggio naturale per i giovani giocatori di oggi. "Il video ormai fa parte del loro mondo e del loro modo di apprendere. Vedere immagini è naturale quanto ascoltare una spiegazione." L'impatto sull'apprendimento è sostanziale. "Mostrare situazioni reali permette ai ragazzi di riconoscersi, di non poter negare ciò che è successo in campo e di rivedere l'errore, imparando da esso. Allo stesso tempo, significa anche fissare per sempre una bella giocata, un assist, un gol: momenti positivi che rafforzano fiducia, motivazione e voglia di migliorare."

Questo approccio visivo ha aiutato i giocatori che maturano più tardi a guadagnare visibilità e opportunità che altrimenti avrebbero perso. "Il video ha aiutato a rendere visibili giocatori che maturano più tardi," dice Bortolotti. "Rivedendo le partite emergono letture di gioco, movimenti senza palla, scelte intelligenti che dal vivo spesso sfuggono. Questo ha portato alcuni allenatori a dare più fiducia e più spazio a profili che, senza il supporto delle immagini, sarebbero passati inosservati."
Per gli allenatori volontari o con meno esperienza, strumenti di analisi semplici forniscono una chiarezza che la sola memoria non può offrire. "Li aiutano a rivedere le situazioni con lucidità, senza basarsi solo sulla memoria, che spesso può trarre in inganno. Il video permette di tornare sulle azioni, analizzarle con calma e confrontarsi con altri allenatori avendo prove oggettive. Non più solo parole e sensazioni, ma immagini condivise, che riducono la soggettività e aiutano a costruire una lettura comune della stessa situazione."
Il dialogo con famiglie e giocatori è anche cambiato fondamentalmente. "Il video rende gli obiettivi più chiari e il confronto più sereno, perché si basa su situazioni reali e non solo su percezioni. Con famiglie e giocatori il feedback diventa più costruttivo, si riducono le incomprensioni e si chiarisce che il lavoro è orientato alla crescita di tutti, non al giudizio."
Bortolotti vede questo contribuire a un cambiamento più ampio nel modo in cui il talento viene interpretato in Italia. "Si sta passando da una visione del talento basata sulla selezione precoce a una più attenta alla crescita nel tempo. L'uso del video favorisce un'osservazione più approfondita del percorso del giocatore, dei suoi miglioramenti e delle sue potenzialità, permettendo valutazioni più complete e meno legate al rendimento immediato."
Aprire porte in tutti i territori
La democratizzazione dell'accesso al video ha un significato particolare per la diversità geografica dell'Italia. Le aree provinciali, tradizionalmente distanti dai grandi centri calcistici, stanno trovando nuovi modi per mostrare il loro lavoro e talento.
"Quando le partite sono riprese e accessibili, un territorio meno centrale smette di essere isolato," spiega Bortolotti. "Il lavoro diventa visibile, i ragazzi possono essere osservati e il metodo emerge. Non serve più spostarsi per farsi notare, perché sono i contenuti a raccontare la qualità e la crescita nel tempo, riducendo il peso della geografia e aumentando le opportunità."
Ha visto esempi concreti di questo cambiamento. "In alcuni casi il video ha permesso di accendere un interesse che prima non c'era: un allenatore o uno scout ha potuto rivedere più partite, cogliere dettagli meno evidenti e decidere di approfondire. Senza quella possibilità di osservazione a distanza, certi percorsi sarebbero probabilmente rimasti invisibili."
Se ogni club potesse registrare e analizzare regolarmente le partite, Bortolotti crede che l'intero sistema italiano di reclutamento e sviluppo cambierebbe. "Il reclutamento sarebbe meno basato su impressioni isolate e più su osservazioni continue nel tempo, mentre l'attenzione si sposterebbe sul processo di crescita. Allenatori e osservatori potrebbero valutare come un giocatore evolve, apprende e reagisce alle difficoltà, rendendo il sistema più consapevole, meno affrettato e più attento ai percorsi reali."
Un futuro più consapevole
Quando Bortolotti immagina il calcio di base italiano con un accesso davvero universale al video e all'analisi, vede un gioco più consapevole e inclusivo. "Prima, gli allenatori lavoravano soprattutto sulla memoria, sulle sensazioni e su ciò che riuscivano a cogliere dal campo in tempo reale. Oggi possono rivedere le situazioni, analizzarle con calma, confrontarsi e programmare interventi più mirati. Con il video davvero alla portata di tutti, il lavoro diventa più preciso, i percorsi più curati e l'apprendimento più efficace, riducendo le distanze tra contesti diversi e alzando il livello generale."
Questa evoluzione si collega direttamente ai valori fondamentali dell'AIAC: formazione continua, qualità tecnica e centralità dell'allenatore. "È uno strumento di crescita personale e tecnica," dice. "Il video ti costringe a studiare e a rimetterti in discussione: rivedi le scelte fatte, capisci cosa ha funzionato e cosa no, analizzi le potenzialità e i difetti della squadra, i movimenti dei singoli, le palle inattive degli avversari. Lavori meno sull'istinto e più su osservazioni reali."
Il processo di autoformazione continua rende l'allenatore più consapevole e collega il suo lavoro con preparatori e staff medico. "Rivedere un'azione, anche in caso di infortunio, aiuta tutti a capire meglio e a lavorare in modo più efficace e coordinato."
Ciò che motiva di più Bortolotti personalmente in questa trasformazione è vedere i giovani giocatori sviluppare autoconsapevolezza. "Mi motiva vedere ragazzi che possono rivedersi e autovalutarsi, prendere coscienza di quello che succede in campo e crescere con più responsabilità. Quando si accorgono di un problema, spesso sono loro a venire a chiedere una soluzione, e questo cambia completamente il rapporto: non è più l'allenatore che impone, ma un confronto che nasce da ciò che si vede."
Per gli allenatori, i benefici sono altrettanto profondi. "Da allenatore, poter rivedere le scelte fatte, una corsa sbagliata dei difensori, un errore di posizionamento o una situazione che si ripete sempre nello stesso giocatore ti permette di intervenire in modo mirato per migliorarlo. Allo stesso tempo, le decisioni vengono accettate più facilmente, perché non sono basate su sensazioni, ma su immagini chiare e condivise."
Questo rafforza il rapporto con i giocatori, crea fiducia e rende il lavoro più sereno ed efficace. "È qualcosa che, quando ho iniziato quasi 40 anni fa, non avrei nemmeno potuto immaginare. Oggi invece è realtà, ed è questo che rende questo cambiamento così stimolante."
Il suo messaggio agli allenatori è diretto: "Restate curiosi e non smettete mai di studiare. Gli strumenti cambiano, ma fanno la differenza solo se c'è la voglia di mettersi in discussione, osservare e migliorare. Investire anche solo in una telecamera può cambiare il modo di lavorare e, alla lunga, la vita da allenatore: ogni allenamento, ogni partita, ogni errore diventa un'occasione concreta di crescita, per voi e per i ragazzi che vi seguono."



